Un giorno sì, un giorno no. Lettera alla redazione

Un giorno sì, un giorno no. Lettera alla redazione

Carissimo Giorgio,
Ti scrivo per dirti che sto leggendo il tuo libro.
Lo faccio di notte, nel silenzio più assoluto, da sola con le tue parole.
Sono d’accordo con Lidia Menapace: il tuo libro è “una sorpresa molto bella. Anche per le doti narrative, l’ambientazione, l’umanizzazione del tema.”
Mando questa mail anche al tuo editore, Catia Ventura, che ringrazio insieme a te per questo diario capace di far comprendere quello che accade dentro e fuori la vita di un dializzato e farsi catturare da un’esperienza umana espressione – anche nella malattia – di un’esperienza di vita unica ed irripetibile.
Non mi piacciono le malattie e non sono così cattolica da pensare che la sofferenza sia la condizione necessaria per sublimare le parti più belle di sé. C’è infatti chi, al contrario, soccombe e si lascia abbrutire dalla rabbia e dalla rinuncia.
Nel tuo libro riconosco invece in pieno il tuo carattere, i tuoi sguardi e la tua ricerca intellettuale ed umana. E prendo atto
del fatto che
l’esperienza della dialisi non solo non ha intaccato questa tua ricerca, ma l’abbia addirittura affinata. Questo comunica la tua scrittura.
Un saluto alla tua “compagna” e alle tue “ragazze” che condividono con te questo tuo percorso.
Un abbraccio.
Lucia