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Marche, nascita di una democrazia. Luca Lisei e Paolo Battisti

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9791280517166

Descrizione

 

 

Cosa accomuna Maria Rossini e Derna Scandali con Ernesto Bergamini (brigadiere dei carabinieri), Gulio Kacic (slavo di Lubiana), Antonio Claudi (tenente dell’esercito), Cristoforo Moscioni Negri (citato da Rigoni Stern nel suo libro “Il sergente nella neve”), Mohamed Raghè (giovane ragazzo somalo) ed Enrico Pocognoni (sacerdote)? Che tutti quanti, senza distinzione di etnia, sesso, ceto sociale, professione e religione, unirono le loro forze e diedero vita al movimento partigiano nella nostra Regione, al fine di combattere il nazi-fascismo e donarci la libertà.
Dalle Marche provenne tra il 5% e il 6% del movimento nazionale partigiano, più del doppio della media italiana, e in esse operarono complessivamente 5.000 resistenti, 900 dei quali morirono insieme a 300 civili in conseguenza delle rappresaglie nazifasciste; 600 marchigiani, inoltre, si arruolarono nel Corpo italiano di liberazione (e 32 di questi caddero in azione).
Nel libro sono presenti più di 400 foto e 850 storie di partigiani e combattenti per la libertà. Sono narrate vicende di personaggi poi divenuti famosi come Enrico Mattei, il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, Carla Voltolina (futura signora Pertini) e lo stesso compianto Presidente (che capitò nelle Marche proprio durante il periodo della Resistenza).
E insieme a loro ci sono centinaia di storie e foto di nomi e volti di “ragazzi normali che in un determinato contesto hanno fatto cose incredibili”. E non vogliamo che il tempo ne dimentichi solo uno, perché è grazie al sacrificio di ciascuno di essi che noi siamo cresciuti in una repubblica democratica con la più bella Costituzione del mondo.
Il libro è impreziosito dalle prefazioni di Carlo Maderloni e del comandante partigiano Paolo Orlandini, deceduto a 97 anni, pochissimi giorni dopo aver terminato questo ‘testamento partigiano’. Orlandini racconta aneddoti come quello sulla famosa ‘barberia’ di Ancona, ci regala una chicca svelandoci il perché Mussolini venne chiamato Benito dai suoi genitori, ma soprattutto ci da preziosi consigli su come continuare a perpetuare la memoria e il ricordo di quel fondamentale periodo storico.

 

 

 

 

 

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