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Il re delle blatte di Christian Cantori

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Descrizione

Io e il mio essere abilissimo nel mentire, nell’insinuare sospetti, nel riferire malintesi, creare zizzanie. Dicono che la mia sia una personalità alfine estremamente disturbata con cui non si può legare nessun tipo di sentimento nemmeno minimo, figuriamoci duraturo, pena altrimenti il rischio di venire quasi cancellati dal mio Io. Che Io nell’ambito caloroso dell’amore sia un falso tenero, che in realtà ogni mio atto sensuale non sia altro che diretto a far cader la vittima nel mio malato bosco imperfetto, intorpidendo la malcapitata di turno per beffarmi dei suoi sentimenti puri, ottenuto ciò che mi ero prefissato, ovvio.

Gli individui intossicati da loro stessi vivono nella propria ovattata lucidità. Hanno una vita scandita dall’osservazione narcisistica delle loro azioni. Un lungo plauso a ciò che fanno, non fanno e, soprattutto, non dovrebbero fare. Luca Sonacci appartiene biologicamente a questa categoria. Luca Sonacci. Punto. Il resto di ciò che lo circonda è solo un muto riflesso della sua obiettiva concretezza. Lui è il solo, il migliore del gruppo, della città, il migliore artista in circolazione. Fino a quando l’entità unitaria detta Luca Sonacci non esperisce la terrificante realtà di un mondo risolto che esiste a prescindere da lui. Ecco che si perdono le tracce degi attori principali del testo: chi punta il dito a chi? Il protagonista non si basta più come carnefice e le vittime sembrano ribellarsi. In fondo Luca Sonacci è un ergastolano in preda ad un “delirium mentis”, uno schiavo del suo ego. Rimane solo una questione: saprà mai di esserlo?