Premio di Senigallia “Assolo” – Prima edizione

Premio di Senigallia “Assolo” – Prima edizione

CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE

DI LIBERI MONOLOGHI

 

1a edizione
Premio Senigallia
‘Assolo’

 

Concorso letterario nazionale

La casa editrice Venturaedizioni di Senigallia indice per l’anno 2018 la I edizione di Assolo, concorso nazionale di monologhi. Si concorre inviando un monologo legato ad un tèma libero.
Il monologo partecipante va inviato entro il  28.02.2018.
Il/La vincitore-vincitrice sarà reso/a nota durante la manifestazione della premiazione. I 23 monologhi finalisti verranno inseriti nell’antologia ‘Assolo – Nuovi talenti in spe’  e i successivi 50 pubblicati online nell’apposita sezione del concorso.

Come nasce l’idea di questo concorso:

Ci sono già mille migliaia di concorsi letterari che nel grande mare magnum di internet gridano all’attenzione del lettore e potenziale partecipante allettando alla scrittura con svariati premi e tematiche accattivanti.
Di conseguenza ci si potrebbe chiedere perché è stato creato un ennesimo concorso letterario dalla nostra casa editrice Venturaedizioni. A dire la verità le motivazioni ce le hanno date tutte le persone – lettori, clienti, aspiranti scrittori, followers etc. – con le quali siamo entrati in contatto. La voglia di scrivere, esprimersi, dare voce ai propri pensieri è più presente che mai nel mondo attuale. Lo dimostrano tutti gli interventi che si fanno online; dalle riflessioni che si affidano ai social alle considerazioni che si manifestano nei forum e blog.
Eppure, la sete di mostrare la propria presenza nel mondo, dire a tutti “Guarda che io esisto!” è l’esigenza che inizia a coinvolgere sempre più persone all’interno di questa società moderna, dove a dispetto dell’essere perennemente connessi – in contatto con gli altri e il mondo – sta dilagando la solitudine più struggente. Ed è qui che la nostra casa editrice Venturaedizioni vuole intervenire con la creazione del presente concorso. Vuole offrire a tutti coloro che lo desiderano una possibilità per essere ‘VISTI ed ASCOLTATI’ da un pubblico vario ed accreditato, fornendo un’occasione letteraria – una vetrina nazionale e un’esperienza artistica da poter inserire nel proprio curriculum – a 73 partecipanti del concorso.

A volte infatti, succede che chi scrive non si accontenta più di scrivere e basta, affidando nel migliore dei casi le proprie produzioni a parenti ed amici. No, ad un certo punto del percorso di formazione letteraria si sente il forte bisogno di mettersi veramente alla prova e pubblicare!
Be’, è proprio quest’opportunità che vi offriamo perché sono
i vostri pensieri,
le vostre riflessioni,
le vostre considerazioni,
che per noi contano e desideriamo conoscere per condividerle con il nostro pubblico.

D’altronde, gli elementi integranti che hanno motivato la creazione di questo concorso sono stati ispirati sia dal desiderio di scoprire talenti letterari in spe sia la volontà di dare a tutti voi la possibilità di raccontarvi.

Perché è stato scelto il monologo

come terreno letterario in cui esprimersi:

Ogni famiglia ha la sua storia formata da tante altre storie, che nel corso del tempo si sono intrecciate insieme dando vita al presente che si sta vivendo.
Proprio per questo motivo a tutti noi è successo da piccoli, adolescenti o adulti di ascoltare gli aneddoti o i racconti intorno ad un certo parente, vicino di casa o personaggio del paese che ha catturato la nostra curiosità facendoci spiegare le vele verso tesori immersi nella nostra fantasia.
Ed andando avanti ancora, nella nostra vita ci siamo sicuramente imbattuti in fotografie, dipinti e fotogrammi – in giornali, libri, film, musei ed internet – i cui personaggi sconosciuti hanno alimentato in noi l’immaginazione più eloquente; facendoci pensare spesso a come la vita degli stessi potrebbe essersi svolta dopo lo ‘scatto’ sospeso nel tempo.

Ci potremmo essere chiesti cosa si sarà detta la sera, davanti allo specchio, la ragazza della famosa fotografia Le baiser de la ville di Robert Doisneau;

oppure ci potremmo essere chiesti quali pensieri stavano attraversando la mente del piccolo ebreo con le braccia alzate quando i nazisti invasero il ghetto di Varsavia;

potremmo aver immaginato le riflessioni che passano per la mente della donna davanti alla tazza di caffè nel dipinto ‘Tavola calda’ di Edward Hopper;

oppure, ancora, avremmo potuto evocare le parole che Patroclo, da morto,  non aveva mai osato dire al suo migliore amico, Achille, oppure si potrebbe aver pensato alle profondità meno scandagliate dell’anima del Capitano Jack Sparrow.

Ecco, il monologo ha proprio questa  forza. Può dare voce a chi non può più parlare e può favorire chi ha il bisogno incessante di curare l’incurabile con la prospettiva di un’identità in continua crescita.
A differenza di un racconto, dove deve esserci un narratore, una storia, dei personaggi, un tempo e una successione cronologica più o meno rigorosa, il monologo è molto più libero, dando, in sostanza, a chiunque la possibilità di scriverlo perché tutti quanti noi siamo fatti di pensieri che ci attraversano la mente. Sempre e in qualsiasi momento, anche in quelli meno indicati.
Di fatto il monologo appartiene a tutti noi perché il monologo è la vita stessa, quella silente ed autentica che ci preserva dal sopperire negli ingranaggi dell’esistenza. Ha la forza espressiva di un lampo nella tempesta. Con il suo bagliore illumina per un attimo tutto il paesaggio notturno per riconsegnarlo subito dopo all’oscurità.
Sì, perché l’elemento determinante del monologo è quello di evocare un’intera storia presentandone però solo una parte, più precisamente quella che si decide di raccontare nel monologo stesso. Sta poi all’ascoltatore o al lettore ricostruire gli antefatti.
Sì, è vero. Il monologo più famoso di tutti i tempi è sicuramente quello di Amleto – Essere o non essere… – anche se quello poi in realtà è un soliloquio. Ma è anche vero che possono essere considerati dei monologhi i pensieri collegati tra loro che ci attraversano la mente nell’arco della giornata. Quelli, per intenderci, che ci affiorano mentre aspettiamo l’arrivo del verde al semaforo o mentre siamo in coda alla cassa. Spesso sono una risposta ideale a quello che avremmo potuto/voluto dire in una determinata situazione, se solo ci fosse venuta in mente.
Famosissimo è il monologo pronunciato nella scena finale dal replicante Roy Batty, “Ho visto cose che voi umani…” nel film  Blade Runner. Le sue parole gettano una luce completamente diversa intorno al suo personaggio, tanto da evocarne – anche se ciò è lasciato all’immaginazione dello spettatore – il destino tragico.
I monologhi però non devono essere per forza tragici o tristi. Ci sono innumerevoli esempi di monologhi comici e divertenti, boriosi e arrabbiati.

A voi la scelta di iniziare quest’avventura!

Date voce ad un personaggio marginale del cinema o della letteratura che vi ha sempre suscitato grande interesse, curiosità.
Ridate, ad esempio, anima a vostro zio disperso nella ritirata del Don o ridate vita a vostra nonna che tanto sapeva ridere delle cose della vita. Dite a vostro padre, che non c’è più, ciò che avreste voluto dirgli.
Sorprendeteci! E date la possibilità ai vostri personaggi di vivere ed essere conosciuti anche da un pubblico più vasto.
Siamo sicuri che il materiale umano a disposizione di tutti voi, come sogni, ricordi ed esperienze… vi ispireranno monologhi con una carica emotiva e riflessiva mai espressa fino ad ora.

Aspettiamo con grande interesse ed impazienza i vostri lavori.

 

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