CopMancini20170427
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Qualcuno è vivo di Antonio Mancini

422
15.00
9788899342326

Descrizione

[…] È in quel posto sputato dall’uomo nero, dove si diventava ragazzi senza essere
stati bambini e adulti scavalcando la giovinezza e per prevedere il futuro, non
necessariamente migliore ma semplicemente un futuro, era sufficiente lanciare una monetina in aria sperando di indovinare il segno vincente, che eravamo nati io, Giggi e Alberto.
Io mi chiamo Giancarlo Balestra, ma, forse per fare prima o forse per risparmiare il fiato, a casa mi chiamavano Lallo.
Ero piccolo di statura, portavo i capelli lunghi e neri come la pece. I lineamenti del viso marcati e il colore della pelle non proprio nordico mi davano le sembianze di uno zingaro o di un piccolo apache e per questo, tra lo zingaro e il piccolo apache, optarono per il soprannome Cheyenne.
… l’amicizia dei protagonisti sembra una scintilla di contraddittoria bellezza:
da una parte ammiri l’intensità del sodalizio, la pienezza della condivisione, il sostegno
reciproco nei momenti più complicati, il desiderio di compiere ogni passo
insieme; dall’altra parte, ti resta un po’ in bocca l’amaro del dubbio che sia stata
proprio la forza di tale intesa a fomentare gli animi verso la criminalità. […]
Antonio Mancini è stato uno dei principali membri della
banda della Magliana. Oggi collabora con la giustizia e
lavora come accompagnatore per disabili.
Originario del quartiere San Basilio, Mancini iniziò la sua
carriera criminale in giovane età in una banda (in gergo
batteria) specializzata nell’assalto ai treni.
Nell’ambiente era conosciuto con il soprannome di accattone
per la sua passione per Pasolini, ma anche per la
somiglianza con i ragazzi di vita tratteggiati nei racconti
del poeta.
Protagonista di un libro intervista – scritto insieme alla
giornalista Federica Sciarelli – “Con il sangue agli occhi”
(Rizzoli, 2007), ristampato nel 2015 con nuove verità su
Mafia Capitale, ha raccontato come “la bandaccia può
mutare pelle, sostituire i capi, modificare il sistema,
cambiare maschera, ma il ghigno è sempre lo stesso”.